RICCHEZZA MANDAMI VIA!
Strana la ricchezza...no, ricominciamo. Strani i ricchi...si, meglio.
Ieri passeggiavo tra i moli del porto e mi sono imbattuto nei megayacht di... posso solo immginare chi possa permettersi natanti del genere.
Beh, tra un passo lento e un'occhiata affascinata, proprio nell'istante in cui avevo finalmente trovato la barca dei miei sogni, con cui nutrire le mie fantasticherie marinaresche, eccolo lì, con il suo motorino elettrico, il guardiano : "Signore, ha la barca qui?"
"magari", avrei voluto rispondere ma, da bravo cittadino e da incapace mentitore, ho spiegato i motivi del mio trovarmi lì.
Mi ha mandato via immediatamente (maco avessi la peste) e la spiegazione è stata: "ad alcuni da fastidio".
Puoi immaginare caro lettore come mi sia sentito.
Il primo pensiero è stato: "I miei occhi hanno un limite oltre il quale non li è permesso di inoltrarsi. Diciamo pure che possono ammirare barche entro i cinquanta mila euro." o forse no? E chi è a stabilirlo? C'è forse una commissione scelta il cui compito è quello di istituire vere e proprie soglie di visione? E in base a cosa decidono se un cittadino può o non può ammirare un megayacht? Bisogna presentare la dichiarazione dei redditi, un po' come per l'iscrizione all'università?
Mi sto lasciando trasportare dalla fantasia alla ricerca di una risposta, ma, immagino, sia comprensibile visto che per un istante mi sono sentito povero. Bada bene, caro lettore, ci si può sentir poveri in tanti modi, nessuno dei quali deve per forza considerare il lato economico di un individuo. Mi sono sentito escluso, come i cani che non possono entrare nei negozi, come se non appartenessi al mondo o meglio, come se quell'angolo di banchina fosse parte di un club esclusivo...in cui il mare è più pulito, l'aria sa di gelsomino e cannella ed il sole è più indulgente sulle teste degli avventori. Che strano, in fondo siamo uguali tutti, e nel rispetto della pivacy, ognuno dovrebbe esser libero di passeggiare ovunque, anche dove sono ancorate le barche dei più agiati...o forse questa crisi ha cominciato ad intaccare la mente di qualcuno, rendendola diffidente da chi, come lui, non possiede un conto in banca sufficientemente astronomico...ed ecco lì che è fatta, in ogni angolo di strada, vede uno straccione nel suo vecchio pandino, pronto a rapinarlo...o forse ha paura di esser infettato dal morbo della crisi...o forse, si crede ormai specie così rara da confinarsi in riserve private in cui è vietato alcun tipo di intrusione, affinché le specie protette possano condurre liberamente le loro vite.
Beh, signori, rispettiamo ogni vostra scelta...l'imporante è che non ci facciate sentire più poveri di quanto già non siamo...ricordando che la povertà non è semplicemente una condizione dettata dall'economia ma sempre più spesse frutto di un'opinione che rivela lo scarso interesse per il prossimo e denuncia una piena noncuranza di un principio fondamentale: siamo tutti figli dello stesso cielo. E proprio perché sono convinti di ciò, cari sognori ricchi, ho deciso che non verrò più a passeggiare tra le vostre barchette in rispetto della vostra vita privata e soprattutto per esser sicuri di non contagiarvi, quale che sia il virus che mi porto addosso. Perché, signori ricchi, io al prossimo ci tengo.
lunedì 3 giugno 2013
giovedì 21 febbraio 2013
Non ho alcun dubbio...prenderò il treno per il mio paese e mi recherò
al seggio con il sorriso stampato sul viso...magari, privo della ben che minima
idea di chi debba votare...ma sorridente perché vado a compiere il mio
pieno diritto (e dovere) di cittadino di questa nazione...che per quanto
se ne dica può apparire meglio di così...quindi vado, consapevole
di aver fatto il mio, di aver ascoltato e cercato tra le tante voci quella
che potesse dare un nuovo volto a questo paese...consapevole di non
aver ceduto ai soliti giochini di scambi elettorali :"dammi il tuo voto, io
ti darò un posto di lavoro...". Spaventato? Forse un pochino...perché
quello che ci stanno proponendo è una scodella con del cibo rancido,
promettendo un futuro pieno di pasti abbondanti, senza rendersi conto
che oggi, in questo presente, abbiamo bisogno di nutrirci prima che la
disperazione prenda il sopravvento. Nonostante questo, questo fine settimana
voterò.
al seggio con il sorriso stampato sul viso...magari, privo della ben che minima
idea di chi debba votare...ma sorridente perché vado a compiere il mio
pieno diritto (e dovere) di cittadino di questa nazione...che per quanto
se ne dica può apparire meglio di così...quindi vado, consapevole
di aver fatto il mio, di aver ascoltato e cercato tra le tante voci quella
che potesse dare un nuovo volto a questo paese...consapevole di non
aver ceduto ai soliti giochini di scambi elettorali :"dammi il tuo voto, io
ti darò un posto di lavoro...". Spaventato? Forse un pochino...perché
quello che ci stanno proponendo è una scodella con del cibo rancido,
promettendo un futuro pieno di pasti abbondanti, senza rendersi conto
che oggi, in questo presente, abbiamo bisogno di nutrirci prima che la
disperazione prenda il sopravvento. Nonostante questo, questo fine settimana
voterò.
martedì 19 giugno 2012
52)
Ci avete rubato il futuro, la capacità
Di fare progetti, di sognare nei giorni
Di primavera guardando il cielo e stringendo
Le mani in solidi avvenire, va bene…
In fondo cos’è il futuro se non la proiezione
Astratta di paure e desideri?!? Va bene così,
ne saranno feriti i pochi esploratori rimasti
dell’arcipelago della fantasia.
Passerà, come è passata la vita tra le loro
Mani, non curatevi di loro.
Ma il presente?!? Chi ci risarcirà del presente?!?
A chi chiederemo risarcimento dei sorrisi sfumati,
delle carezze perdute e di pianti su pianti e paure,
e morti.
Cosa resta ormai delle nostre vite, cosa?!?
Ci avete rubato il futuro, la capacità
Di fare progetti, di sognare nei giorni
Di primavera guardando il cielo e stringendo
Le mani in solidi avvenire, va bene…
In fondo cos’è il futuro se non la proiezione
Astratta di paure e desideri?!? Va bene così,
ne saranno feriti i pochi esploratori rimasti
dell’arcipelago della fantasia.
Passerà, come è passata la vita tra le loro
Mani, non curatevi di loro.
Ma il presente?!? Chi ci risarcirà del presente?!?
A chi chiederemo risarcimento dei sorrisi sfumati,
delle carezze perdute e di pianti su pianti e paure,
e morti.
Cosa resta ormai delle nostre vite, cosa?!?
lunedì 18 giugno 2012
55)
Sono ormai pochi spiccioli d’argento Il sorriso che s’imprime sui volti;
non c’è pensiero o sogno che tenga,
le cucuzze in tasca ora sono l’ultimo
ritrovato di felicità;
lo dicono le borse, lo dicono i giornali,
lo dice il farmacista al fruttivendolo,
non c’è sermone o salmone, preghiera
e santo che tenga;
viviamo in un’epoca di miti fatti al
carbonpetroliodenominatore,
di santi ascendenti e discendenti
incensati sui sacri altari dei mercati
mondiali;
siamo scampoli, avanzi di una
tela intessuta dalle abili mani
di governatori fumosi e rancorosi
che spezzano il pane tra i ricchi
commensali, spazzando via quel
poco di briciole a noi care.
È il tempo del salto nel vuoto,
dall’atterraggio rapido e indolore,
l’ ospitale marciapiede è diventato ormai
di moda;
Ed è anche il tempo degli occhi lucidi,
della disperazione, della pressione alta,
delle lacrime, dei padri senza lavoro
che accompagnano la prole neolaureata
nei suoi tour tra contratti a progetto
e stage e illusioni remunerative fatte
di birre annacquate e amari, segnati al
bancone del bar;
e sale lenta e immutata una preghiera
silenziosa, che si fa largo tra le labbra
dei tanti e come ogni buona religione
insegna, la si pronuncia senza capirne
le parole, la si accetta perché così è
giusto che sia, ci hanno detto:
Santo FMIB, Sali per noi;
Santo Spread oscilla di meno per noi;
Santa disoccupazione, diminuisci per noi;
Santi tutti voi della finanza che nell’alto
Dei cieli avete perso la misura della realtà,
volgete lo sguardo a noi piccoli ed umili
servitori che da fuggevoli dita vediamo
svanire quel briciolo di speranza rimasta.
venerdì 25 novembre 2011
Da "Poesie a scoppio"
25)
Eppure, lo siete stati anche voi, piccoli rivoluzionari
dalle ossa fragili, lievi voci umide di motti
e slogan piovuti da riviste e quotidiani.
Marciavate in schiere di tre, quattro compagni,
tra le mura scalcinate degli istituti in cui
crescevate le vostre vite, vi sentivate grandi,
in grado di cambiare tutto, anche le lampadine
delle presidenze oscurate dal gretto materialismo
del potere.
Avevate tutto, giovinezza, bellezza, sesso, labbra
carnose piene di parole sconce e di sogni e ideali,
mani sottili strette in pugno, capelli al vento, fasce
e bandane rosse, bottiglie di vino, chitarre e canzoni
uscite chissà da dove; Striscioni lunghi sentieri
di sogni.
Avevate tutto. E ora, eccovi lì, ormai ridotti alla copia
ideale che nessuno mai avrebbe sospettato.
Siete il ritratto sputato dei vostri padri, seduti ai tavoli
dei bar, tra birre e carte napoletane, in tute di flanella,
le pance rigonfie di nulla, a parlare del niente che ormai
vi circonda. Aveste almeno avuto il coraggio di esser come
le vostre madri. Fatiche sprecate, ecco la vostra generazione,
la mia generazione. Eccola. Eccola.
mercoledì 23 novembre 2011
Il condominio Caldara e l'impianto di irrigazione...
Come ogni condominio che si rispetti, il Condominio Caldara ha il suo cortiletto adorno di aiole capienti in cui spuntano piante d’ogni specie, dal dubbio gusto, accostate quasi per caso. È così che da un folto roseto vedrete spuntare il fusto grinzoso di una palma. Fonti attendibili, la ormai nota Signora Scricchione, spiega questa varietà di specie al susseguirsi di amministratori dal gonfio pollice verde, che hanno voluto lasciare il segno del loro mandato, in questo modo. Le palme, per esempio, furono fatte piantare dal signor Corbazzi, la cui amministrazione durò circa due anni. Il signor Corbazzi era un amante dei climi tropicali, parte della sua vita l’aveva passata tra l’Italia e un atollo Caraibico, dove, voci autorevoli sostenevano, avesse un’altra famiglia. Non attecchendo le palme da Cocco, si accontentò delle cugine ormai diffuse in Italia ma per due anni, obbligò la signora Scricchione a rifornire le palme di cocchi fatti venire direttamente da Wagalugabungalaga. Le rose, invece, furono piantate personalmente dalla signora Cariotti, vincitrice, per cinque anni di seguito, del premio la rosa scarlatta. È inutile dire che in un condominio in cui i bambini venivano cresciuti a cinghiate e tornei di calcetto, le rose ebbero vita breve quanto l’amministrazione della Cariotti che alla vista dello scempio fatto dei suoi fiori ebbe un collasso emotivo. Ancora più curioso è il prato di erba gatta che sorge in un angolo, alle spalle delle palme e dei roseti sopravvissuti. Questo pratino fu voluto dall’amministratore Miao Tzluc, amante dei gatti sino all’eccesso. Il signor Miao era proprietario della più folta colonia di gatti mai vista nella regione, si dice che avesse anche una villa sulla riviera, abitata solamente da gatti. La signora Scricchione giurava che l’amore del signor Miao era così grande da considerare i propri gatti come persone, tanto da dargli a pranzo e cena tranci di filetto tagliati di fresco dal macellaio, mentre lui si accontentava di scatolette di una nota marca per padroni. Questi sono solo alcune delle stranezze bucoliche del condominio, vi fu il periodo dei rampicanti che furono tolti perché si incrementarono i furti all’interno degli appartamenti; o il periodo delle piante carnivore che furono eliminate quando cominciarono a sparire oltre alle zanzare, ai topi, ai gatti, anche i bambini. Voci maligne sostennero che fossero piante modificate geneticamente, installate da Her Furlanzo perché non amasse particolarmente i pargoli. Ed eccoci giunti al cuore della nostra storia. Come ogni cortile con aiole, anche il condominio Caldara ha il suo impianto di irrigazione. Installato in periodo Fascista, da i primi giorni d’impiego dimostrò di essere all’altezza del proprio compito. I tubi a camicia nera, voluti espressamente dal duce, erano l’orgoglio del fascio, sempre puntuali, puliti ed efficaci con i cannoncini a lunga gittata che bombardavano la distese sabbiose delle aiole, da poco seminate. Qualche cronaca dell’epoca riporta che “alle prime luci dell’alba le torrette lucenti di lega fascista, si animano con una bella lucidata di olio di gomito e si tengon pronte a sferrare l’attacco. Il sibilo dell’acqua fascista irrora di fresca vita il cuore dei tubi in camicia nera, allo scoccare dell’ora, le truppe fasciste sferrano il loro attacco mortale, portando alla disfatta delle aiole da poco seminate. Il loro getto di acqua chiara riduce a insulsa fanghiglia il deserto inospitale. Alle dieci del mattino, le truppe ripongono i loro cannoni e ritornano nelle trincee intonando un canto di sollievo: Faccetta nera, bell’abissina…”. Ma i bei giorni non durarono a lungo, con la caduta del regime, anche l’impianto di irrigazione accusò il colpo ed iniziarono, così, le prime lotte interne. Una bella fetta di tubi e cannoncini si vestiron di rosso, pretendendo che l’orario di lavoro fosse dimezzato e che vi fossero assistenza sociale per le famiglie e per i pezzi sostituiti, la parte restante, ancora legata al fascio , cercava in tutti i modi di ostacolare la smania rivoluzionaria dei colleghi, cominciarono così i primi scioperi, le prime lotte, i tubi intasati volontariamente e mal menati e tra questi spuntarono anche i primi gruppi anarchici che rivendicavano i propri diritti con atti di violenza inaudita. Fatto sta che il sistema non tardò a collassare, a nulla valsero gli interventi di idraulici di fama mondiale, ci venne anche dall’America un equipe di esperti che aveva curato l’impianto di scarico dei vari Apollo. Niente, l’impianto non diede più segno di vita. Voci affermavano che gli attriti erano divenuti così forti che per scongiurare una guerra fredda, i due poli avversari si erano richiusi a riccio nelle rispettive metà, cessando ogni attività. Ad oggi che di anni ne sono passati, il Condominio Caldara continua ad avere un impianto di irrigazione inutilizzabile, dicono gli amministratori e così per annaffiare le aiole si utilizzano delle fontanelle montate in epoche successive a cui sono collegate degli anonimi tubi di gomma. Ma di tanto in tanto capita che uno spruzzo di acqua chiara bagni un condomino distratto. Gli idraulici e gli amministratori dicono che si tratti di sbalzi di pressione ma chi ha vissuto la guerra sa bene che sono le vecchie fazioni che non hanno ancora risolto i vecchi attriti.
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