52)
Ci avete rubato il futuro, la capacità
Di fare progetti, di sognare nei giorni
Di primavera guardando il cielo e stringendo
Le mani in solidi avvenire, va bene…
In fondo cos’è il futuro se non la proiezione
Astratta di paure e desideri?!? Va bene così,
ne saranno feriti i pochi esploratori rimasti
dell’arcipelago della fantasia.
Passerà, come è passata la vita tra le loro
Mani, non curatevi di loro.
Ma il presente?!? Chi ci risarcirà del presente?!?
A chi chiederemo risarcimento dei sorrisi sfumati,
delle carezze perdute e di pianti su pianti e paure,
e morti.
Cosa resta ormai delle nostre vite, cosa?!?
martedì 19 giugno 2012
lunedì 18 giugno 2012
55)
Sono ormai pochi spiccioli d’argento Il sorriso che s’imprime sui volti;
non c’è pensiero o sogno che tenga,
le cucuzze in tasca ora sono l’ultimo
ritrovato di felicità;
lo dicono le borse, lo dicono i giornali,
lo dice il farmacista al fruttivendolo,
non c’è sermone o salmone, preghiera
e santo che tenga;
viviamo in un’epoca di miti fatti al
carbonpetroliodenominatore,
di santi ascendenti e discendenti
incensati sui sacri altari dei mercati
mondiali;
siamo scampoli, avanzi di una
tela intessuta dalle abili mani
di governatori fumosi e rancorosi
che spezzano il pane tra i ricchi
commensali, spazzando via quel
poco di briciole a noi care.
È il tempo del salto nel vuoto,
dall’atterraggio rapido e indolore,
l’ ospitale marciapiede è diventato ormai
di moda;
Ed è anche il tempo degli occhi lucidi,
della disperazione, della pressione alta,
delle lacrime, dei padri senza lavoro
che accompagnano la prole neolaureata
nei suoi tour tra contratti a progetto
e stage e illusioni remunerative fatte
di birre annacquate e amari, segnati al
bancone del bar;
e sale lenta e immutata una preghiera
silenziosa, che si fa largo tra le labbra
dei tanti e come ogni buona religione
insegna, la si pronuncia senza capirne
le parole, la si accetta perché così è
giusto che sia, ci hanno detto:
Santo FMIB, Sali per noi;
Santo Spread oscilla di meno per noi;
Santa disoccupazione, diminuisci per noi;
Santi tutti voi della finanza che nell’alto
Dei cieli avete perso la misura della realtà,
volgete lo sguardo a noi piccoli ed umili
servitori che da fuggevoli dita vediamo
svanire quel briciolo di speranza rimasta.
venerdì 25 novembre 2011
Da "Poesie a scoppio"
25)
Eppure, lo siete stati anche voi, piccoli rivoluzionari
dalle ossa fragili, lievi voci umide di motti
e slogan piovuti da riviste e quotidiani.
Marciavate in schiere di tre, quattro compagni,
tra le mura scalcinate degli istituti in cui
crescevate le vostre vite, vi sentivate grandi,
in grado di cambiare tutto, anche le lampadine
delle presidenze oscurate dal gretto materialismo
del potere.
Avevate tutto, giovinezza, bellezza, sesso, labbra
carnose piene di parole sconce e di sogni e ideali,
mani sottili strette in pugno, capelli al vento, fasce
e bandane rosse, bottiglie di vino, chitarre e canzoni
uscite chissà da dove; Striscioni lunghi sentieri
di sogni.
Avevate tutto. E ora, eccovi lì, ormai ridotti alla copia
ideale che nessuno mai avrebbe sospettato.
Siete il ritratto sputato dei vostri padri, seduti ai tavoli
dei bar, tra birre e carte napoletane, in tute di flanella,
le pance rigonfie di nulla, a parlare del niente che ormai
vi circonda. Aveste almeno avuto il coraggio di esser come
le vostre madri. Fatiche sprecate, ecco la vostra generazione,
la mia generazione. Eccola. Eccola.
mercoledì 23 novembre 2011
Il condominio Caldara e l'impianto di irrigazione...
Come ogni condominio che si rispetti, il Condominio Caldara ha il suo cortiletto adorno di aiole capienti in cui spuntano piante d’ogni specie, dal dubbio gusto, accostate quasi per caso. È così che da un folto roseto vedrete spuntare il fusto grinzoso di una palma. Fonti attendibili, la ormai nota Signora Scricchione, spiega questa varietà di specie al susseguirsi di amministratori dal gonfio pollice verde, che hanno voluto lasciare il segno del loro mandato, in questo modo. Le palme, per esempio, furono fatte piantare dal signor Corbazzi, la cui amministrazione durò circa due anni. Il signor Corbazzi era un amante dei climi tropicali, parte della sua vita l’aveva passata tra l’Italia e un atollo Caraibico, dove, voci autorevoli sostenevano, avesse un’altra famiglia. Non attecchendo le palme da Cocco, si accontentò delle cugine ormai diffuse in Italia ma per due anni, obbligò la signora Scricchione a rifornire le palme di cocchi fatti venire direttamente da Wagalugabungalaga. Le rose, invece, furono piantate personalmente dalla signora Cariotti, vincitrice, per cinque anni di seguito, del premio la rosa scarlatta. È inutile dire che in un condominio in cui i bambini venivano cresciuti a cinghiate e tornei di calcetto, le rose ebbero vita breve quanto l’amministrazione della Cariotti che alla vista dello scempio fatto dei suoi fiori ebbe un collasso emotivo. Ancora più curioso è il prato di erba gatta che sorge in un angolo, alle spalle delle palme e dei roseti sopravvissuti. Questo pratino fu voluto dall’amministratore Miao Tzluc, amante dei gatti sino all’eccesso. Il signor Miao era proprietario della più folta colonia di gatti mai vista nella regione, si dice che avesse anche una villa sulla riviera, abitata solamente da gatti. La signora Scricchione giurava che l’amore del signor Miao era così grande da considerare i propri gatti come persone, tanto da dargli a pranzo e cena tranci di filetto tagliati di fresco dal macellaio, mentre lui si accontentava di scatolette di una nota marca per padroni. Questi sono solo alcune delle stranezze bucoliche del condominio, vi fu il periodo dei rampicanti che furono tolti perché si incrementarono i furti all’interno degli appartamenti; o il periodo delle piante carnivore che furono eliminate quando cominciarono a sparire oltre alle zanzare, ai topi, ai gatti, anche i bambini. Voci maligne sostennero che fossero piante modificate geneticamente, installate da Her Furlanzo perché non amasse particolarmente i pargoli. Ed eccoci giunti al cuore della nostra storia. Come ogni cortile con aiole, anche il condominio Caldara ha il suo impianto di irrigazione. Installato in periodo Fascista, da i primi giorni d’impiego dimostrò di essere all’altezza del proprio compito. I tubi a camicia nera, voluti espressamente dal duce, erano l’orgoglio del fascio, sempre puntuali, puliti ed efficaci con i cannoncini a lunga gittata che bombardavano la distese sabbiose delle aiole, da poco seminate. Qualche cronaca dell’epoca riporta che “alle prime luci dell’alba le torrette lucenti di lega fascista, si animano con una bella lucidata di olio di gomito e si tengon pronte a sferrare l’attacco. Il sibilo dell’acqua fascista irrora di fresca vita il cuore dei tubi in camicia nera, allo scoccare dell’ora, le truppe fasciste sferrano il loro attacco mortale, portando alla disfatta delle aiole da poco seminate. Il loro getto di acqua chiara riduce a insulsa fanghiglia il deserto inospitale. Alle dieci del mattino, le truppe ripongono i loro cannoni e ritornano nelle trincee intonando un canto di sollievo: Faccetta nera, bell’abissina…”. Ma i bei giorni non durarono a lungo, con la caduta del regime, anche l’impianto di irrigazione accusò il colpo ed iniziarono, così, le prime lotte interne. Una bella fetta di tubi e cannoncini si vestiron di rosso, pretendendo che l’orario di lavoro fosse dimezzato e che vi fossero assistenza sociale per le famiglie e per i pezzi sostituiti, la parte restante, ancora legata al fascio , cercava in tutti i modi di ostacolare la smania rivoluzionaria dei colleghi, cominciarono così i primi scioperi, le prime lotte, i tubi intasati volontariamente e mal menati e tra questi spuntarono anche i primi gruppi anarchici che rivendicavano i propri diritti con atti di violenza inaudita. Fatto sta che il sistema non tardò a collassare, a nulla valsero gli interventi di idraulici di fama mondiale, ci venne anche dall’America un equipe di esperti che aveva curato l’impianto di scarico dei vari Apollo. Niente, l’impianto non diede più segno di vita. Voci affermavano che gli attriti erano divenuti così forti che per scongiurare una guerra fredda, i due poli avversari si erano richiusi a riccio nelle rispettive metà, cessando ogni attività. Ad oggi che di anni ne sono passati, il Condominio Caldara continua ad avere un impianto di irrigazione inutilizzabile, dicono gli amministratori e così per annaffiare le aiole si utilizzano delle fontanelle montate in epoche successive a cui sono collegate degli anonimi tubi di gomma. Ma di tanto in tanto capita che uno spruzzo di acqua chiara bagni un condomino distratto. Gli idraulici e gli amministratori dicono che si tratti di sbalzi di pressione ma chi ha vissuto la guerra sa bene che sono le vecchie fazioni che non hanno ancora risolto i vecchi attriti.
venerdì 30 settembre 2011
Da "Poesie a scoppio"
15)
Ci sono giorni in cui ci si evita
Semplicemente e non ci si fa caso;
poi diventano settimane e un pensiero
ci si fa, ma in fin dei conti…poco importa.
Poi il tempo si dilata, allora sono
Pensieri doloranti.
Ci si sopporta, questo è tutto ma che
Senso ha?!? Dove conduce questa strada
Che non ha regole se non l’inquinata indifferenza.
E tutto il resto sembra di più, più bello,
migliore di ciò che ti ritrovi tra le tue mani;
la tua vita sono tanti granelli di sabbia
che ti sfuggono tra le dita e non puoi fermarli,
puoi solo guardare e rimpiangere di non aver
comperato una scatola dove chiuderli.
Rimescoli le fotografie che sono tanti tasselli
Di un mosaico che prende lentamente forma,
è lì la risposta ma ciò che resta è un buco
vuoto che ti stringe il cuore in un breve
sospiro.
martedì 27 settembre 2011
La mutanda
Ricerche recenti sono giunte alla conclusione che il condominio non è altro che un piccolo ecosistema in cui specie e forme di vita interagiscono secondo ferree leggi instaurate nel corso dei secoli. Come ogni ecosistema che si rispetti il condominio Caldara ha la sua mutanda abbandonata. La mutanda è lì, nessuno sa da quanto tempo, nessuno sa da che mano sia caduta, il suo colore varia a seconda delle stagioni, del tempo e delle ore del giorno. Mettiamo caso che sia mezzogiorno e il sole è precisamente perpendicolare alla terra, la mutanda assume un colore grigiastro mimetizzandosi perfettamente con la pavimentazione di piastrelloni in cemento a quadrettoni. Badate bene, non tutte le mutande sono la mutanda.
La mutanda apparentemente non ha storia, pensateci bene, è mai sceso nessuno nel cortile a raccoglierla?
... è lì da così tanto tempo che i bambini quando giocano in cortile la considerano nella conta del nascondino. Qualche anziano ottantenne giura che quando era ragazzino lei era già nella sua tipica posa a pelle di leopardo, bella stiracchiata sul comodo materasso di muschio e licheni. La mutanda ha cresciuto generazioni e generazioni di ragazzini, ha preparato merende e partecipato a maratone di quartiere. Secondo gli studi dell’antropologo De Borton, studioso degli ecosistemi condominiali, la mutanda come la conosciamo noi oggi è il frutto di un lento processo evolutivo che l’ha portata nel corso degli anni a trasformare aspetto e dimensioni; dalle caratteristiche forme e dimensioni a bandiera, parliamo della conosciuta e apprezzata mutanda della nonna, la si è vista trasformarsi nel più comune, ed ormai diffusissimo, tanga. Il motivo?!? Secondo il luminare sarebbe da ricercare nella costante evoluzione della società: “per tenersi al passo con i tempi”. Naturalmente attorno alla figura de La mutanda sono nate leggende curiose, la signora Scricchione giura che fosse appartenuta ad un comandante fascista venuto in visita nel condominio per accertarsi che i lavori di ricostruzione fossero stati compiuti a dovere. La Scricchione sostiene che a seguito di una lunga abboffata di cozze crude, l’ufficiale ebbe un lieve movimento intestinale che si risolse in un lungo ed interminabile peto vestito. Per scongiurare la figura, e qui è il caso di dirlo, di merda, l’orgoglioso ufficiale si rinchiuse in bagno e lanciò i muntandoni dalla finestra. Da quel giorno sono lì. Un'altra leggenda vuole che la mutanda si trasferì nel cortile del condominio Caldara, intorno al millenovecentosessant’otto quando dalle parti di Savona fu demolito il condominio Sirvanni. Trovandosi senza cortile, senza casa, la mutanda girovagò per tutta la penisola alla ricerca di un nuovo luogo dove poter metter radice. Dopo tanto vagabondare, la mutanda approdò nel cortile del condominio Caldara un mattino di primo maggio, annusò l’aria, tastò la pavimentazione, si assicurò che fosse un luogo tranquillo e decise di restare. Nonostante le mille voce che circolano attorno a questa figura, la mutanda dopo anni e anni è ancora lì nel suo piccolo angolo di cortile, ormai è di casa, tutti sono più tranquilli a sapere che c’è lei, le mamme le affidano i bambini, gli uomini le chiedono consigli sui lavori da eseguire e le ragazze innamorate le confidano i segreti più profondi dei loro cuori. La mutanda è lì, spettatore muto della vita del condominio che si consuma velocemente nei suoi occhi di perline e paiette.
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